RecruIT: l’IA nelle risorse umane parte dal problema

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Prima di adottare una nuova tecnologia, le PMI devono valutarne utilità, costi e rischi. Il progetto di Confcommercio Roma promuove un impiego consapevole dell’intelligenza artificiale nei processi di selezione e gestione del personale

L’intelligenza artificiale può rendere più efficienti numerose attività delle risorse umane, dalla redazione degli annunci all’organizzazione delle candidature. La sua adozione, tuttavia, richiede particolare attenzione quando incide sulle decisioni che riguardano le persone. Nasce da questa consapevolezza RecruIT – L’IA nelle risorse umane: prima il problema, con la tecnologia, progetto di Confcommercio Roma realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Roma. Mario Gentiluomo, Direttore dell’Area Lavoro e Welfare di Confcommercio Roma, illustra l’approccio dell’iniziativa, ovvero aiutare le piccole e medie imprese a individuare le applicazioni realmente utili, valutarne i rischi e mantenere la responsabilità umana al centro dei processi decisionali.

Qual è il primo passo per una PMI che vuole utilizzare l’IA nelle risorse umane?

«Il primo passo non è adottare l’intelligenza artificiale, ma capire se e dove abbia davvero senso utilizzarla. L’interesse delle imprese è forte, ma soprattutto nelle PMI esiste il rischio di partire dalla tecnologia anziché dal problema. Una soluzione di IA può essere sofisticata, ma, se non risolve una criticità concreta, richiede dati che l’impresa non possiede o introduce una complessità superiore ai benefici, la scelta più razionale può essere quella di non utilizzarla. La domanda da porsi è quindi: “quale attività delle risorse umane assorbe tempo, genera costi o presenta inefficienze che l’IA potrebbe ridurre?”.

Mario Gentiluomo

Il recruiting è uno degli ambiti più interessanti. L’IA può supportare la redazione degli annunci, la ricerca e l’organizzazione delle candidature, matching tra competenze e posizioni e alcune attività amministrative. Automatizzare la programmazione di un colloquio, tuttavia, è molto diverso dal classificare le persone in base alla loro presunta adeguatezza professionale. Le esperienze statunitensi mostrano entrambe le facce della tecnologia. Le grandi organizzazioni hanno sperimentato sistemi di IA per gestire elevati volumi di candidature, ma ciò  L’intelligenza artificiale può rendere più efficienti numerose attività delle risorse umane, dalla redazione degli annunci all’organizzazione delle candidature. La sua adozione, tuttavia, richiede particolare attenzione quando incide sulle decisioni che riguardano le persone. Nasce da questa consapevolezza RecruIT – L’IA nelle risorse umane: prima il problema, con la tecnologia, progetto di Confcommercio Roma realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Roma. Mario Gentiluomo, Direttore dell’Area Lavoro e Welfare di Confcommercio Roma, illustra l’approccio dell’iniziativa, ovvero aiutare le piccole e medie imprese a individuare le applicazioni realmente utili, valutarne i rischi e mantenere la responsabilità umana al centro dei processi decisionali.

Qual è il primo passo per una PMI che vuole utilizzare l’IA nelle risorse umane?

«Il primo passo non è adottare l’intelligenza artificiale, ma capire se e dove abbia davvero senso utilizzarla. L’interesse delle imprese è forte, ma soprattutto nelle PMI esiste il rischio di partire dalla tecnologia anziché dal problema. Una soluzione di IA può essere sofisticata, ma, se non risolve una criticità concreta, richiede dati che l’impresa non possiede o introduce una complessità superiore ai benefici, la scelta più razionale può essere quella di non utilizzarla. La domanda da porsi è quindi: “quale attività delle risorse umane assorbe tempo, genera costi o presenta inefficienze che l’IA potrebbe ridurre?”.

Il recruiting è uno degli ambiti più interessanti. L’IA può supportare la redazione degli annunci, la ricerca e l’organizzazione delle candidature, matching tra competenze e posizioni e alcune attività amministrative. Automatizzare la programmazione di un colloquio, tuttavia, è molto diverso dal classificare le persone in base alla loro presunta adeguatezza professionale. Le esperienze statunitensi mostrano entrambe le facce della tecnologia. Le grandi organizzazioni hanno sperimentato sistemi di IA per gestire elevati volumi di candidature, ma ciò

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Immagine di Giovanni DeCarli
Giovanni DeCarli

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