Digital EmpowerHER, innovazione e competenze per le imprenditrici

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Simona Petrozzi (Terziario Donna Confcommercio Roma), intervistata per noi da Giovanni DeCarli, illustra le opportunità di digitale e IA per l’imprenditoria femminile: formazione, praticità e reti associative per guidare la crescita

Digital EmpowerHER nasce in una fase in cui digitale e IA stanno cambiando rapidamente il modo di fare impresa. Quali sono oggi le principali opportunità per le imprenditrici e quali, invece, le difficoltà più ricorrenti nell’orientarsi tra strumenti, competenze e nuovi modelli di lavoro?

«L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali offrono grandi opportunità per le donne che fanno impresa: aiutano a snellire i processi, raggiungere nuovi clienti, migliorare la visibilità e personalizzare i servizi, aumentando l’efficienza organizzativa. Le difficoltà più diffuse riguardano invece la frammentazione dell’offerta, il sovraccarico di informazioni e soprattutto la mancanza di tempo per aggiornarsi. Molte imprenditrici rischiano così di sentirsi disorientate o di percepire queste tecnologie come un costo, anziché come una leva facilitatrice.

Io utilizzo l’IA nella mia attività, verificando sempre le informazioni attraverso fonti ufficiali. Con la mia azienda utilizziamo e proponiamo anche una soluzione basata sull’IA che offre alle piccole imprese funzionalità tipiche di un CFO, supportandole nella preventivazione, nella valutazione della marginalità e nel controllo di gestione. Strumenti di questo tipo possono rendere accessibili anche alle realtà meno strutturate competenze e capacità di analisi difficili da presidiare internamente. Resta però fondamentale il fattore umano, sia nella verifica delle informazioni sia nelle decisioni finali».

Il progetto mette al centro informazione e formazione come condizioni per acquisire maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie. Quanto è importante, soprattutto per le micro e piccole imprese e per le professioniste, passare dalla semplice conoscenza degli strumenti alla capacità di valutarli e integrarli concretamente nella quotidianità aziendale?

«Sapere che uno strumento esiste o conoscerne semplicemente il nome non basta. Per le micro e piccole imprese e per le professioniste, il passaggio fondamentale è capire se e come una determinata innovazione possa adattarsi realmente al proprio modello di business.

La vera svolta arriva quando la tecnologia entra concretamente nei processi quotidiani.

Simona Petrozzi

Automatizzare, ad esempio, alcune attività burocratiche o di comunicazione significa poter dedicare maggiori energie alle scelte strategiche, alla qualità dei prodotti e dei servizi e alla relazione con i clienti. È questo, secondo me, il valore più importante: valutare e integrare la tecnologia in modo consapevole, così da organizzare meglio il lavoro e concentrarsi sugli aspetti che generano realmente valore per l’impresa e per le relazioni».

La trasformazione digitale può aprire nuove opportunità, ma rischia anche di accentuare divari già esistenti: in particolare per donne, per over 50 e per realtà meno strutturate. Come si può costruire un’innovazione più inclusiva, capace di ridurre le distanze invece di ampliarle?

«Per evitare che la digitalizzazione diventi un fattore di esclusione o finisca per ampliare divari già esistenti – di genere, generazionali o legati alla dimensione delle imprese – credo sia necessario adottare un approccio molto pragmatico.

Innanzitutto, serve una formazione graduale e orientata alla pratica, con moduli snelli e concreti, costruiti sui bisogni operativi delle micro e piccole imprese. È poi importante favorire lo scambio intergenerazionale, anche attraverso forme di reverse mentoring, mettendo in relazione competenze digitali più giovani con l’esperienza maturata nel tempo dalle imprenditrici. Credo molto nel valore di questo scambio, perché permette di far dialogare innovazione ed esperienza. Infine, occorre promuovere e far conoscere tecnologie realmente a misura di micro-impresa: soluzioni intuitive, accessibili e sostenibili anche dal punto di vista economico».

Il digitale può diventare una leva di empowerment imprenditoriale, rafforzando autonomia, sicurezza nelle scelte, relazione con clienti e mercato, reputazione e capacità organizzativa. Che ruolo può avere una rete come Terziario Donna nell’accompagnare le imprenditrici dalla formazione alla capacità concreta di agire?

«Una rete associativa come Terziario Donna Confcommercio Roma può avere un ruolo strategico nel fare da ponte tra la formazione e la capacità concreta di agire. Può creare un ambiente di confronto in cui le imprenditrici condividano esperienze, riducano il senso di solitudine nelle decisioni e affrontino con maggiore sicurezza i cambiamenti tecnologici. Mi piace l’idea di poter essere anche un hub di “sorellanza digitale”, uno spazio in cui confrontarsi e supportarsi reciprocamente.

Un altro compito importante è orientare le associate verso competenze, strumenti, opportunità di digitalizzazione e bandi di finanziamento. C’è poi, appunto, un tema di empowerment: il digitale può rafforzare la sicurezza nelle scelte, la reputazione aziendale e la leadership femminile».

Infine, credo possa offrire una maggiore flessibilità nella gestione dei tempi. Quando mio figlio era piccolo e lo accompagnavo alle attività pomeridiane, il digitale mi permetteva di continuare a lavorare anche fuori dall’ufficio. È un esempio concreto di come questi strumenti possano aiutare a organizzare diversamente il rapporto tra lavoro e vita familiare».

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Immagine di Giovanni DeCarli
Giovanni DeCarli

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