Le eccellenze italiane nel segno di Francesco

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Le eccellenze italiane nel segno di Francesco: rendere visibile l’invisibile. A Roma il restauro e l’arte sacra raccontano la cultura del fare italiano

Inaugurata il 23 settembre, dal Ministro Adolfo Urso a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la mostra di Confrestauro, dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, è visitabile fino al 2 ottobre 2026.

Riparare, lavorare, custodire, rendere visibile. Quattro gesti semplici diventano il filo conduttore di Le eccellenze italiane nel segno di Francesco: Rendere visibile l’invisibile, la mostra con cui Confrestauro, su invito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con il patrocinio del Comitato Nazionale per l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, racconta il valore del restauro, dell’artigianato e dell’arte sacra come espressione della cultura italiana della cura. Inserita nelle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, l’esposizione curata da Federica Pascolutti e Tiziana Armillotta, con il coordinamento generale e dei contenuti di Tiziana Pelizzon, mette in relazione la figura del Santo con la capacità italiana di conservare, restaurare, trasformare e tramandare opere, materiali e conoscenze.

QUATTRO GESTI, QUATTRO ECCELLENZE

Le aziende associate a Confrestauro sono coinvolte nell’iniziativa e contribuiscono, attraverso le proprie competenze, a costruire un racconto comune. Quattro realtà d’eccellenza sono state chiamate a interpretare in modo particolare i quattro gesti, trasformandoli in altrettante installazioni nelle quali materia, tecnica e significato si incontrano.

Progetto Arte Poli interpreta il riparare attraverso il dialogo tra la Croce di San Damiano, riprodotta in vetro soffiato, inciso e dipinto, e la Croce della Speranza del maestro Albano Poli, realizzata in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa. Il restauro diventa metafora di una cura capace di trasformare la fragilità in rinascita.

Photo Credit @Maurizio RIccardi
Photo Credit @Maurizio RIccardi

Il lavorare è affidato a Rubelli, azienda veneziana con oltre 130 anni di storia. Un tessuto di canapa, espressione del più autentico stile francescano, è adagiato su un pouf rivestito con un prezioso broccato, mettendo così in relazione semplicità e ricchezza (un rimando alle due vite di Francesco) e raccontando il valore del lavoro manuale e della tradizione tessile.

Dolci Colori, impresa veronese attiva dal 1910 nella produzione di terre coloranti naturali e pigmenti per arte e restauro, interpreta il custodire attraverso una composizione di pigmenti naturali organizzati secondo i quattro elementi: aria, terra, acqua e fuoco. La materia diventa testimonianza di un sapere da conservare e trasmettere.

Infine, General Marmi, con oltre cinquant’anni di esperienza nella lavorazione della pietra, e Tortuga Designi interpretano il gesto del rendere visibile l’invisibile esponendo una fonte battesimale estratta da un masso erratico su piedistallo composto da pietre sommariamente sbozzate, evocativa della nascita dell’uomo a nuova vita.

IL SAPERE CHE STA DIETRO AL RESTAURO

Accanto alle installazioni, la mostra, curata graficamente dallo Studio di Architettura AP2T, porta in primo piano le persone e le competenze che rendono possibile la conservazione del patrimonio culturale. La Scuola di Restauro di Botticino e la Scuola di Firenze Palazzo Spinelli propongono dimostrazioni dal vivo, mentre immagini e video presentano interventi e progetti realizzati da professionisti e studi associati a Confrestauro.

Una sezione fotografica è dedicata a Roberto Salomone, fotoreporter specializzato nel racconto delle realtà di nicchia del Made in Italy, con particolare attenzione alle persone e alle mani che custodiscono questi mestieri.

Photo Credit @Maurizio RIccardiIl percorso comprende inoltre una campana settecentesca di Elettrocampane Giacometti, realizzata secondo l’antico sistema di fusione del bronzo, due vetrate artistiche sperimentali della Basilica di San Zeno a Verona realizzate da Progetto Arte Poli, e un intervento di Garbo Arredamenti con il calligrafo Mattia Allegro, che ha trascritto le quattro parole chiave della mostra integrandole alle riproduzioni delle scene di Giotto.

A chiudere il percorso una riproduzione fotografica a misura reale del portone in bronzo della Chiesa di Greccio, realizzata da Progetto Arte Poli.

“Dietro un’opera restaurata, una vetrata, un tessuto, una scultura o un manufatto in pietra esistono persone, conoscenze, tecniche, tempo e responsabilità”, sottolinea il Presidente di Confrestauro Alberto Rui. “È questo patrimonio immateriale che permette alla bellezza di attraversare le generazioni. Vogliamo proporre una visione del Made in Italy come cultura della cura, capace di unire manualità e ricerca, tradizione e innovazione, rispetto della materia e tecnologia.”

La mostra è stata possibile grazie al contributo di Aernova, Calchera San Giorgio, Cogerenovatio, Fila, G&P Intech, Impresit Restauri, Keim, Nicolì, Restauro Italia, One, San Marco Venezia 1204, Tauros Re – Gruppo Immobiliare Colla, Tisato Restauratori, e al sostegno di Progetto Arte Poli, Rubelli, Dolci Colori, General Marmi, Allegro Creative Studio, Archiplan, Bettiol, Valore Italia, Botticino Scuola di Restauro, Palazzo Spinelli, Elettrocampane Giacometti, Garbo, Technè, CTS.

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Immagine di La Redazione
La Redazione

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