Con oltre 450 espositori e 70mila metri quadrati, il festival trasforma fumetto, gaming e intrattenimento in un motore di attrattività, capace di generare opportunità per le imprese creative e ricadute diffuse sul territorio
Due volte l’anno Roma diventa uno dei principali punti d’incontro italiani per fumetto, animazione, cinema, videogiochi e cosplay. Romics mette in relazione pubblico, imprese creative, editori, artisti e professionisti, generando flussi che dai padiglioni di Fiera Roma si estendono a ricettività, trasporti, ristorazione e servizi.
La 36ª edizione, svoltasi dal 9 al 12 aprile 2026, ha occupato cinque padiglioni e oltre 70mila metri quadrati, riunendo più di 450 espositori nazionali e internazionali. Il programma ha superato i 300 eventi, con oltre 60 artisti nell’Artist Alley, più di 60 autori indipendenti e 25 collettivi nella Self Area. Numeri che descrivono un ecosistema nel quale premi, mostre e anteprime convivono con editoria, gaming, card games, merchandising e intrattenimento.
I materiali ufficiali dell’ultima edizione non riportano, però, il numero complessivo dei visitatori, il volume d’affari generato, la crescita dei ricavi diretti o una ripartizione della redditività per settore. Non è quindi possibile attribuire a Romics cifre economiche non pubblicate né stabilire quale comparto produca i margini maggiori. Un indicatore della crescita è comunque la platea espositiva: nell’autunno 2024 gli espositori dichiarati erano oltre 350, diventati più di 450 nell’aprile 2026.
La struttura commerciale emerge dalla varietà dell’offerta. Editoria e illustrazione dialogano con videogiochi, e-sport, giochi di carte, collezionismo, cinema e animazione. Si aggiungono le iniziative dei brand e la vendita diretta al pubblico. Più che un unico settore dominante, emerge una filiera nella quale contenuti, acquisti e spettacolo si rafforzano reciprocamente.
Il valore della manifestazione non si esaurisce dentro la fiera. Visitatori, espositori, ospiti e addetti utilizzano trasporti, strutture ricettive, ristorazione e servizi. L’organizzazione attiva inoltre allestimenti, logistica, sicurezza, comunicazione e lavoro temporaneo. Non esiste una stima pubblica dell’indotto attribuibile alla sola Romics, ma il quadro nazionale mostra la capacità moltiplicativa del settore: secondo Aefi e Prometeia, le fiere italiane generano sui territori un impatto annuale di 22,5 miliardi di euro, mentre il turismo fieristico vale oltre 10 miliardi. Questi dati non possono essere trasferiti automaticamente all’evento romano, ma aiutano a comprenderne la funzione economica.
A Roma il meccanismo assume un rilievo particolare. La doppia edizione, in primavera e in autunno, distribuisce i flussi in due periodi dell’anno e amplia il bacino della manifestazione oltre il territorio locale. La collaborazione con Regione Lazio, Lazio Innova e Camera di Commercio di Roma collega inoltre l’evento allo sviluppo delle imprese culturali e creative. Nell’edizione di aprile uno spazio dedicato ha accolto 34 realtà selezionate attraverso una call, offrendo loro visibilità e occasioni di relazione con pubblico e operatori.
La dimensione internazionale è un altro elemento strutturale. Romics è una fiera certificata da ISFCERT, figura tra i fondatori dell’International Otaku Expo Association e collabora con il World Cosplay Summit di Nagoya, per il quale seleziona i rappresentanti italiani. Ospiti stranieri e professionisti inseriscono Roma in circuiti globali.
La crescita futura passa anche dal rafforzamento della funzione professionale. L’Area Pro, confermata per la 37ª edizione, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026, prevede sessioni di pitching e portfolio review tra editori, autori e professionisti. È una componente B2B che affianca il grande evento rivolto al pubblico e favorisce scouting, networking e sviluppo di nuove collaborazioni. Artist Alley e Self Area offrono, a loro volta, uno spazio di mercato e visibilità ai creativi indipendenti.
Anche l’intelligenza artificiale entra nel perimetro delle scelte organizzative. Nel regolamento del contest “Disegniamo il Maggio 2026”, Romics ha vietato l’impiego di strumenti basati sull’IA in qualsiasi fase, prevedendo la possibilità di richiedere bozzetti, file sorgenti e altre prove del processo creativo. È un segnale concreto delle nuove questioni che attraversano illustrazione, fumetto e animazione: originalità, attribuzione, trasparenza e tutela del lavoro autoriale.
Sul piano della scalabilità, non risultano annunciati spin-off territoriali o nuovi progetti digitali continuativi. L’Area Pro indica però una possibile direzione: ampliare servizi professionali, scouting, formazione e contenuti capaci di vivere tra un’edizione e l’altra. La crescita del brand può così dipendere non soltanto dall’aumento del pubblico, ma dalla capacità di rendere più stabile la rete di relazioni tra imprese, autori e community.
Romics mostra così il ruolo contemporaneo delle fiere culturali: infrastrutture temporanee dell’economia urbana che concentrano persone, attivano spesa, rendono visibili filiere frammentate e trasformano una passione condivisa in attrattività. Il principale vantaggio del format sta nel far convergere cultura, turismo e impresa, producendo valore dentro e fuori i padiglioni.




