Formazione sul campo, alleanze strategiche e ricerca scientifica contro l’overtourism: così il museo-laboratorio della Sapienza risponde alle sfide del mercato culturale, tra indipendenza universitaria e valorizzazione dei giovani talenti. Ne parliamo con Francesca Gallo, Direttrice MLAC e prof.ssa di Storia dell’arte contemporanea presso Sapienza Università di Roma
Il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea non è solo uno spazio espositivo, ma una struttura universitaria attiva nella formazione e nella ricerca. Da una prospettiva di economia della cultura, come si concilia la missione didattica con la sostenibilità di un programma di mostre di livello internazionale? In che modo questo modello “ibrido” risponde alle richieste del mercato del lavoro culturale contemporaneo?
«Il MLAC è parte di un’istituzione universitaria pubblica e ope«»ra come tale, contribuisce alla formazione di giovani storiche e storici dell’arte contemporanea, offrendo loro l’opportunità di mettersi alla prova in molti ambiti legati alla gestione delle attività espositive e della collezione, dall’accoglienza alla mediazione didattica verso pubblici differenziati, dalla comunicazione all’allestimento, dai social alla documentazione. La dimensione laboratoriale, inoltre, riguarda anche la possibilità aperta ai nostri laureati di sviluppare progetti culturali.
Un numero cospicuo di studentesse e studenti, laureate e laureati in Storia dell’arte contemporanea che hanno collaborato con il MLAC sono oggi inseriti nel mondo del lavoro: da società di servizi aggiuntivi a fondazioni, gallerie private, scuola, nonché istituzioni della tutela. Diamo loro fiducia, la possibilità di curare esposizioni o convegni in un contesto di alto profilo, in dialogo con docenti e studenti. Si tratta di un’opportunità di un certo peso. La forma della “didattica aperta” al contesto del contemporaneo risale agli anni Ottanta, quando il MLAC fu fondato».
Nel panorama italiano, il finanziamento alla cultura vede una cooperazione sempre più stretta tra istituzioni pubbliche e partner privati. Quali sono le vostre strategie di fundraising e come strutturate le collaborazioni con gallerie, collezionisti o aziende esterne per sostenere le attività del museo, mantenendo l’indipendenza scientifica che caratterizza un’istituzione universitaria?
«Le attività del MLAC, come quelle degli altri diciassette musei dell’ateneo, sono finanziate dalla Sapienza Università di Roma, garantendo l’autonomia scientifico-culturale del museo. In tal modo, si mantiene alta la qualità delle iniziative, pur a fronte di una dotazione finanziaria piuttosto simbolica, se paragonata, per esempio, ai musei pubblici italiani.
Operiamo in economia e talvolta usufruiamo di sinergie di ateneo. Occasionalmente, vi sono opportunità di condividere gli oneri economici o organizzativi delle mostre, dei cataloghi o degli eventi collaterali sulla base dei singoli progetti e delle reti attivate dai curatori. In generale, prediligiamo partnership istituzionali oppure con gli archivi e le fondazioni dedicate agli artisti, e talvolta con gallerie autorevoli, collezionisti o imprenditori illuminati, si attivano sponsorizzazioni tecniche».
Roma attrae milioni di visitatori per il suo patrimonio classico e barocco, rischiando spesso fenomeni di overtourism nel centro storico. Situato all’interno della Città Universitaria, il MLAC intercetta un pubblico diverso, legato al turismo culturale d’avanguardia, alla ricerca e al collezionismo. Qual è la vostra strategia per posizionarvi all’interno dei circuiti turistici alternativi della Capitale?
«Il MLAC può contare su un pubblico fidelizzato di appassionati, considerando che ha alle spalle una attività quarantennale, si rivolge alla platea accademica interessata ai linguaggi del contemporaneo ben oltre Sapienza coinvolgendo anche gli altri atenei del territorio.
A tale dinamica contribuisce anche il continuo ricambio di student* collaboratori. Parallelamente partecipiamo alle iniziative del Comune di Roma dedicate, per esempio, alla Notte dei Musei o ai Musei in Musica. Ma la carta vincente è sempre l’originalità della proposta culturale del MLAC, basata fondamentalmente sulla ricerca scientifica, in un contesto così ricco e competitivo dal punto di vista dell’offerta espositiva come Roma.

Infine, il MLAC persegue il suo radicamento territoriale con attività rivolte al quartiere San Lorenzo: dal progetto di Terza Missione L’Università La Sapienza e il quartiere San Lorenzo con un rapporto diretto con gli abitanti della zona tramite workshop fotografici, interviste e la raccolta di archivi familiari, alla recente mostra Alì Assaf. Opere 1973-2011, dedicata a un artista attivo nel quartiere da più di cinquant’anni».
Promuovere l’arte contemporanea significa anche investire sulla futura catena del valore della creatività italiana. In che modo il MLAC agisce da trampolino di lancio per gli artisti emergenti, soprattutto in relazione al supporto che le istituzioni dovrebbero dare alle nuove generazioni?
«Il MLAC si rivolge naturalmente agli artisti italiani, in particolare quelli attivi in area romana, sia con iniziative di storicizzazione di figure mature, ma ancora poco note, sia con l’attenzione verso generazioni più recenti. In questo ultimo caso, tuttavia, il museo si configura come palestra per curatori, magari provenienti proprio da percorsi di studio e formazione interni all’ateneo: sono soprattutto loro a intercettare artisti emergenti».
La vostra presenza sui canali digitali (come Instagram) mostra un dialogo costante con la community. Dal punto di vista della gestione museale, la digitalizzazione non è solo comunicazione, ma un asset per estendere l’accessibilità e creare valore economico intangibile. Come misurate l’efficacia del vostro posizionamento digitale nel convertire i follower online in visitatori reali e partecipanti attivi?
«La gestione dei canali social è uno degli aspetti vitali del MLAC che non può contare su ufficio stampa o acquisto di spazi pubblicitari, per esempio. Negli anni, si sono sperimentati formati diversi: durante la pandemia, il progetto 35 anni di MLAC ha invitato artisti, curatori e critici a condividere brevi video-ricordi della loro esperienza al museo e si è aperto un canale YouTube dedicato a rassegne di videoarte e podcast legati ad alcune mostre. In generale, il sito web del MLAC oltre a informare raccoglie l’archivio delle attività.
Anche la dinamicità del museo in rete è affidata agli studenti, sia con la gestione sociale, sia con la produzione di contenuti legati alle rassegne in corso, come interviste e recensioni. Il travaso da follower a visitatori è auspicabile, ma non meccanico; in generale, ci interessa soprattutto mantenere alta la visibilità e accrescere i contatti online, da questo si generano costantemente flussi di nuovi visitatori i quali, tuttavia, sono intercettati soprattutto da varietà e qualità dell’offerta culturale del museo.
Infine, sul fronte dell’accessibilità, possiamo anticipare che il progetto ADIMUS del Polo Museale – Sapienza Cultura dedicato a digitalizzazione e consultazione online delle collezioni museali, nel prossimo anno interesserà anche il patrimonio del MLAC».




