Dalla difficoltà di innovare alla costruzione di percorsi strutturati: Valentina Iannucci racconta come WDA aiuti le PMI a trasformare intuizioni imprenditoriali in progetti capaci di generare valore e crescita
Intervista a Valentina Iannucci General Manager di WDA
L’innovazione è spesso percepita come una priorità strategica, ma per molte piccole e medie imprese trasformarla in un processo concreto resta una sfida complessa. Tra pressioni operative, risorse limitate e assenza di strutture dedicate, l’innovazione rischia di rimanere un’intuizione episodica piuttosto che diventare una leva sistematica di sviluppo.
È proprio in questo spazio che si inserisce il lavoro di WDA, realtà che accompagna imprenditori e management nella costruzione di percorsi di innovazione strutturati, capaci di integrare metodo, competenze e visione strategica.
Ne abbiamo parlato con Valentina Iannucci, General Manager di WDA, per comprendere perché molte PMI faticano a innovare e come sia possibile trasformare le intuizioni imprenditoriali in progetti concreti e sostenibili nel tempo.
Perché, nonostante l’attenzione crescente verso l’innovazione, molte PMI faticano a innovare?
«Molte PMI percepiscono l’innovazione come qualcosa di distante dalla loro realtà quotidiana, non tanto perché non ne capiscano l’importanza, ma spesso perché mancano tempo e risorse per gestirla. Gli imprenditori sono giustamente focalizzati sulle urgenze del business: gestire il budget, guidare il team, generare fatturato, il tema innovazione passa in secondo piano, e viene vissuto più come un’intuizione del momento che come un’attività ricorrente e strutturata della settimana. Nella maggior parte delle PMI, tra l’altro, non esistono strutture dedicate. Meno del 35% ha figure interne che si occupano di innovazione e solo il 20–25% investe in modo continuativo su questi temi, quindi è spesso l’imprenditore, o pochi manager, a doversene occupare, mentre è già preso tra clienti, produzione e gestione operativa».
Nella vostra esperienza, quando imprenditori e manager iniziano a interrogarsi seriamente sull’innovazione?
«Di solito le imprese che si rivolgono a noi si trovano in una fase di cambiamento “necessario”. Finché il mercato resta stabile, è naturale che l’azienda resti concentrata sull’operatività quotidiana. Il tema diventa centrale quando emergono pressioni che rendono evidente la necessità di cambiare. Può essere una pressione competitiva o tecnologica che richiede all’impresa di evolvere prodotti o processi. Altro caso molto frequente è il passaggio generazionale, che porta nuove domande sul posizionamento e sul futuro dell’azienda. Nella pratica vediamo tre situazioni molto ricorrenti: aziende che vogliono innovare ma non vogliono gestire tutta la complessità operativa, imprenditori che hanno intuizioni ma non riescono a trasformarle in progetti per mancanza di tempo e risorse, o imprese che sentono la necessità di innovare ma non sanno da dove cominciare. In questi casi è utile un metodo che riduca le complessità, aiuti l’azienda a trasformare l’esigenza di innovazione in percorsi strutturati, e guidi l’imprenditore a riconoscere i segnali del cambiamento per tradurli in scelte e azioni operative».
Se un imprenditore riconosce la propria azienda in questi scenari, quale ruolo può avere WDA?
«WDA interviene come regista del percorso di innovazione, lavorando insieme all’imprenditore e al management per individuare le priorità, attivare le risorse giuste e accompagnare l’azienda nello sviluppo di progetti di innovazione. Per una PMI questo significa avere accanto un interlocutore che affianca l’imprenditore in un processo strutturato e gestibile, riducendo complessità e ottimizzando tempo e risorse, senza levare focus dal business quotidiano.
Questo è il motivo per cui abbiamo ideato Innovation Engine, un percorso che nasce dalla nostra esperienza con start up e corporate e che prende da quel mondo le metodologie e i processi dell’innovazione».
Come funziona Innovation Engine e in cosa consiste il percorso che proponete alle imprese?
«La logica è molto semplice, trasformare le intuizioni e la naturale predisposizione a innovare degli imprenditori in veri e propri processi sistematici. Si parte da una fase di assessment, per capire dove l’azienda vuole innovare, quali sono le priorità reali e quali risorse esistono già internamente. Si passa poi alla definizione progettuale, utilizzando logiche di design thinking e business model design. Si chiarisce quale valore l’innovazione può creare, per chi e con quale impatto concreto sul business. A quel punto si individuano le soluzioni che possono nascere dall’interno dell’azienda, dall’incontro con start up o tecnologie esterne, oppure da modelli ibridi che combinano entrambe le dimensioni. Un aspetto importante è la comunicazione dell’innovazione, non come storytelling finale ma come parte del processo. Serve a coinvolgere le persone e a rendere il percorso un elemento credibile di posizionamento».
In che modo Innovation Engine si differenzia dai modelli di innovazione più tradizionali?
«Innovation Engine nasce per rendere gestibile l’innovazione nelle PMI. Il metodo è il risultato dell’esperienza negli anni nell’ecosistema dell’innovazione, a contatto sia con start up sia con grandi aziende. In questi contesti esistono metodologie molto evolute per sviluppare nuovi progetti e gestire percorsi di innovazione, ma sono pensate per organizzazioni con strutture, team e risorse molto diverse da quelle di una PMI. L’idea di Innovation Engine è proprio quella di prendere queste logiche e adattarle alla realtà delle PMI, trasformandole in un percorso più flessibile e sostenibile dal punto di vista operativo. Un altro aspetto è sicuramente il grado di intervento. Molti percorsi tradizionali si fermano all’analisi, allo scouting o alla selezione di soluzioni. Nel nostro modello invece il lavoro si sviluppa in collaborazione diretta con imprenditore e management, mettiamo letteralmente “le mani in pasta” per accompagnare l’azienda nella realizzazione di progetti innovativi e trasferiamo competenze utili per gestire l’innovazione nel tempo. È soprattutto questo ultimo punto che fa la differenza: gli imprenditori con cui lavoriamo assorbono il metodo e iniziano a gestire l’innovazione come una attività quotidiana del business.
È così che instauriamo con loro un rapporto continuativo che porta l’azienda a vivere i progetti di innovazione come parte del core business».
Per approfondimenti
https://wda.company/




