Il futuro della capitale – dal Piano Smart City al modello di “città solare”: le proposte civiche per ridisegnare la mobilità, l’energia e il turismo a misura di cittadino
Dopo quasi dieci anni di attività, Ricostruiamo Roma è diventata una delle principali realtà civiche impegnate a immaginare il futuro della Capitale. Dal percorso verso la Smart City ai progetti per riaprire centinaia di siti archeologici oggi chiusi, fino alla gestione intelligente dei flussi turistici, il Presidente e socio fondatore Leandro Aglieri, Ceo Vates Italia, racconta una visione che mette al centro i cittadini e la qualità della vita.
Come nasce Ricostruiamo Roma?
«Ricostruiamo Roma nasce in un momento particolarmente difficile per la città. Erano gli anni successivi alle vicende di Mafia Capitale e molti cittadini avevano la sensazione che Roma stesse vivendo una fase di declino dalla quale faticava a risollevarsi. Un gruppo di persone provenienti da mondi diversi − imprenditori, manager, professionisti, rappresentanti del terzo settore e dell’associazionismo − decise di non rassegnarsi a questa situazione.
Eravamo circa venti soci fondatori accomunati dalla convinzione che Roma avesse bisogno di nuove idee e di una progettualità capace di guardare al futuro. Da qui il nome: Ricostruiamo Roma. L’obiettivo era elaborare proposte concrete da sottoporre ai decisori politici e contribuire a costruire una capitale all’altezza del ruolo che ricopre in Italia e nel mondo».
Qual è stato il primo passo concreto?
«Abbiamo redatto un programma organico per la città e lo abbiamo presentato ai candidati sindaci. L’idea non era schierarsi politicamente, ma offrire una visione e delle soluzioni. Dopo l’elezione di Virginia Raggi, siamo entrati a far parte del Forum per l’Innovazione di Roma Capitale e da lì è nato il Laboratorio Smart City, che ho avuto l’onore di presiedere.

Quell’esperienza ci ha consentito di portare le nostre proposte all’interno delle istituzioni e di avviare un dialogo stabile con l’amministrazione. È stato un passaggio fondamentale perché ha trasformato un gruppo di cittadini attivi in un soggetto capace di contribuire concretamente alle politiche pubbliche».
Uno dei risultati più importanti è stato il Piano Roma Smart City. Che cosa rappresenta oggi?
«Nel 2021 abbiamo presentato il primo Piano Roma Smart City, composto da 81 progetti. È stato il primo documento ufficiale che ha delineato una strategia organica per trasformare Roma in una città intelligente.
Successivamente, c’è stata una discontinuità politica e il percorso si è temporaneamente interrotto. Abbiamo perso circa tre anni, ma negli ultimi tempi il progetto è stato rilanciato attraverso la nascita della Consulta Roma Smart City Lab, che raccoglie l’eredità di quel lavoro.
Oggi, la situazione è molto diversa rispetto agli inizi. Se allora gli aderenti erano poche decine, oggi superano le trecento unità e comprendono università, enti di ricerca e istituzioni nazionali. Questo ci permette di affrontare le sfide della città con competenze e risorse molto più ampie».
Il termine Smart City viene spesso utilizzato in modo generico. Che significato ha per voi?
«Per noi una Smart City non è una città piena di tecnologia. È una città che migliora la qualità della vita delle persone. Il cittadino viene prima della tecnologia. Se un progetto utilizza strumenti innovativi, ma non produce benefici concreti per chi vive la città, allora non può essere considerato davvero “smart”. Per questo il nostro approccio è prima di tutto sociale. L’innovazione deve essere uno strumento al servizio delle persone e delle comunità».
Per definire questo approccio, parlate di “Roma città solare”. Perché questa definizione?
«È legata al primo libro partecipato di Roma Capitale, a cui stiamo lavorando, che si intitolerà Roma città solare. Crediamo che il concetto di Smart City da solo non basti più a raccontare la direzione che vogliamo intraprendere. La città solare è una città sostenibile dal punto di vista energetico, capace di valorizzare le energie rinnovabili e ridurre l’impatto ambientale, ma è anche una città più inclusiva, partecipata e vivibile.
La parola “solare” richiama certamente l’energia pulita, ma anche un modo diverso di intendere la vita urbana: una città più aperta, più collaborativa e più felice».
Quali sono oggi le priorità per Roma?

«I grandi temi restano la mobilità, la sostenibilità energetica e la gestione dei rifiuti. Sul fronte energetico stiamo lavorando molto sulle comunità energetiche e sull’autonomia energetica della città. Per quanto riguarda la mobilità, Roma continua a confrontarsi con problemi storici che richiedono interventi strutturali.
Una delle direzioni più interessanti è quella della “città in quindici minuti”, dove i servizi essenziali siano raggiungibili senza lunghi spostamenti. È un obiettivo che richiede una stretta integrazione tra urbanistica e mobilità e sul quale stiamo dialogando con le amministrazioni competenti».
Roma vive però anche di cultura e turismo. Come si inseriscono questi temi nella vostra visione?
«Sono due asset fondamentali. Non esiste una strategia per il futuro di Roma che possa prescindere dal suo patrimonio culturale e dalla sua capacità di attrazione turistica. Per questo abbiamo creato tavoli di lavoro dedicati sia alla cultura sia al turismo, che operano in costante dialogo con gli assessorati competenti. L’obiettivo è valorizzare risorse straordinarie che spesso non vengono sfruttate appieno».
Qual è il progetto culturale che ritiene più significativo?
«Probabilmente, quello che riguarda i siti archeologici oggi chiusi al pubblico. Pochi sanno che a Roma esistono circa trecento siti che non sono visitabili perché mancano le risorse necessarie per restaurarli, gestirli o garantirne l’apertura continuativa.
La proposta su cui stiamo lavorando prevede una collaborazione tra pubblico e privato. Attraverso bandi specifici, soggetti privati potrebbero prendere in gestione questi beni, investire nella loro valorizzazione e condividere con l’amministrazione i ricavi generati. Se riuscissimo a realizzare questo progetto, Roma potrebbe restituire ai cittadini e ai visitatori una quantità enorme di patrimonio culturale oggi nascosto. Sarebbe un intervento di grande impatto non solo culturale, ma anche economico e turistico».
E sul fronte del turismo?
«Stiamo lavorando su sistemi di analisi e previsione dei flussi turistici. Roma accoglie ogni anno milioni di visitatori e questo genera inevitabilmente pressioni sulla mobilità, sui servizi e sulla qualità dell’esperienza turistica. L’idea è utilizzare dati e strumenti predittivi per comprendere in anticipo come si muoveranno i flussi e intervenire per distribuire meglio le presenze, evitando congestionamenti e criticità. Non si tratta soltanto di gestire il traffico, ma anche di migliorare la fruizione della città e valorizzare aree meno conosciute.
È un progetto già approvato e in attesa di finanziamento. Riteniamo possa rappresentare un passo importante verso un turismo più sostenibile e una migliore qualità della vita per residenti e visitatori».




