Dalla ricerca d’eccellenza della Scuola Sant’Anna di Pisa alle soluzioni sistemiche per grandi imprese e PMI: l’approccio “AI everywhere” che trasforma il lavoro in valore strategico
Intervista a Giacomo Filippo Porzio, Ceo e Co-founder Hyntelo
Hyntelo si definisce un’AI Solutions Company con approccio “AI everywhere”. Cosa significa?
«Significa integrare l’intelligenza artificiale in modo sistemico, non solo nelle soluzioni sviluppate per i clienti, ma anche nei nostri processi interni.
Abbiamo coniato il concetto di Hyntelo WOW, dalla doppia accezione: da un lato è il nostro way of working, un modello operativo in cui l’AI supporta quotidianamente attività come la presa di appunti, la sintesi documentale, lo sviluppo di prototipi, la preparazione di presentazioni e l’analisi dei dati; dall’altro è l’“effetto wow” che questo approccio genera nei clienti, quando vedono concretamente come l’AI possa trasformare il modo di lavorare, rendendolo più veloce, più efficace e più strategico».
Quali opportunità offre questo approccio alle PMI e alle grandi aziende?
«Per le PMI l’opportunità principale è l’efficienza intelligente: l’AI consente di lavorare meglio, ottimizzare parti dei processi e aumentare la competitività senza dover rivoluzionare l’intera organizzazione. Spesso si tratta di adottare soluzioni di mercato, eventualmente personalizzate da partner tecnologici, per renderle coerenti con i propri flussi operativi. Nelle grandi aziende, invece, il potenziale è più strutturale: l’AI può intervenire su interi segmenti di processo, dalla gestione documentale in ambito compliance alla generazione e pubblicazione di contenuti, dall’ottimizzazione della forza vendita al forecasting avanzato del business, fino alla market intelligence e all’analisi competitiva. Non è solo uno strumento di efficienza, ma un abilitatore di decisioni più rapide e più informate».
Quali sono gli errori più comuni nell’adozione dell’intelligenza artificiale?

«Il più frequente è pensare che l’acquisto di una tecnologia sia sufficiente per generare impatto. In realtà, senza un utilizzo consapevole e diffuso da parte delle persone, l’AI non produce risultati concreti. È fondamentale affiancare alla tecnologia un serio programma di change management, formazione e accompagnamento operativo. L’AI funziona quando si integra con il know-how di business e quando le persone sono messe nelle condizioni di sfruttarla al meglio. Non è solo una trasformazione tecnologica, ma culturale».
In quali settori vedete oggi le applicazioni più interessanti e con quali impatti?
«Lavoriamo soprattutto nei pagamenti, nei servizi finanziari, nel settore farmaceutico, nelle scienze della vita e nel medtech, sviluppando soluzioni che spaziano dall’ottimizzazione del ciclo di vita dei contenuti alla costruzione di modelli previsionali avanzati, dall’analisi della clientela al supporto intelligente alle reti commerciali.
L’impatto concreto si traduce in maggiore produttività, decisioni commerciali più efficaci, accelerazione nella produzione e revisione dei contenuti e una gestione più mirata delle opportunità di business».
Una trasformazione aziendale particolarmente significativa?
«Un’azienda impiegava diverse settimane per preparare documenti complessi e offerte personalizzate, con continui allineamenti interni su contenuti, struttura e compliance. Grazie a una soluzione AI sviluppata da noi, oggi il tempo di preparazione si è dimezzato. L’azienda riesce a recuperare rapidamente informazioni dalla propria base documentale e a generare contenuti coerenti e già conformi alle linee guida».
Quanto pesa il legame con il mondo accademico, considerando le origini alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa?
«Pesa molto, soprattutto come eredità culturale. Non abbiamo mai perso lo spirito di innovazione che ci caratterizzava come ricercatori e continuiamo a monitorare da vicino le evoluzioni tecnologiche dell’AI. Oggi siamo un’azienda di mercato, focalizzata su soluzioni concrete più che sulla ricerca pura, ma manteniamo un dialogo attivo con il mondo accademico perché è da lì che nascono idee, tecnologie e talenti di altissimo livello. Per noi è un ecosistema strategico, non solo un’origine storica».
Dati e compliance sono sempre più centrali: come affrontate queste sfide?
«Molte aziende non sono immediatamente pronte a utilizzare l’AI perché i dati non sono disponibili, puliti o strutturati in modo adeguato. Per questo lavoriamo spesso su progetti di data readiness.
Sul fronte compliance adottiamo un approccio by design: costruiamo soluzioni che rispettano fin dall’origine i
requisiti normativi, sia generali sia specifici dei settori regolamentati. In molti casi, l’AI non è solo conforme, ma diventa uno strumento per migliorare e accelerare i processi di compliance stessi».
Guardando al futuro, quali direzioni strategiche prevedete per Hyntelo?
«Continueremo a innovare con i clienti e per i clienti, restando alla frontiera tecnologica ma con un approccio pragmatico: adottare solo ciò che genera valore reale. La nostra forza è combinare acceleratori proprietari, tecnologie esistenti e soluzioni sviluppate ad hoc, mantenendo velocità ed efficacia nell’implementazione.
Vediamo una doppia traiettoria di crescita: l’evoluzione tecnologica delle nostre soluzioni e l’ampliamento delle aree di business dei clienti che possiamo supportare. L’AI non sarà solo uno strumento di ottimizzazione, ma un abilitatore di nuove opportunità strategiche».




