Quando l’inclusione diventa opportunità: come le aziende possono divenire pioniere di un’innovazione che coniuga l’impatto sociale con lo sviluppo economico, grazie al progetto della start up innovativa Nello Spettro
L’attenzione per un divario sociale ancora da colmare e una solida expertise su tecnologie e piattaforme IoT hanno portato ad un progetto “autism friendly” che avvicina persone, semplifica dialoghi e favorisce l’interazione anche con le persone non neurotipiche. E non solo: migliora la qualità della vita delle loro famiglie ed eventuali caregiver.
Alla regia di quello che sembra un disegno avveniristico ma è già realtà dal 2024 chiamato Nello Spettro, c’è il lavoro di un team guidato a Roma dall’imprenditrice Michela Paparella. Co-fondatrice di quello che si potrebbe definire un caso di successo applicato nell’universo articolato delle neurodivergenze e già ideatrice della start up Kulta (2011) – società specializzata in comunicazione multicanale, oltre che artefice di numerose piattaforme digitali applicate a contesti aziendali ed industriali diversi – Paparella ci spiega come Nello Spettro sia nato e su quali basi.
«È una start up innovativa, non solo una piattaforma tecnologica; nasce dall’osservazione di un divario evidente tra il numero delle persone autistiche (1 bambino su 77 nella fascia tra i 7 e i 9 anni in Italia è nello spettro autistico) e la scarsità dei servizi, prodotti e ambienti realmente accessibili e pensati per loro. Da una parte
le famiglie e le persone nello spettro autistico faticano a trovare luoghi e servizi adeguati, personale formato; dall’altra, la maggior parte delle aziende, esercenti, fornitori di prodotti e servizi, non dispongono di strumenti adeguati e concreti per rispondere alle loro esigenze. Abbiamo scelto di non limitarci a un progetto sociale, ma di costruire un modello di sistema, business oriented: una piattaforma che forma, orienta, certifica e rende visibile l’impegno delle imprese che diventano autism friendly. L’idea è di trasformare un bisogno esistente, in un’infrastruttura di mercato. Siamo convinti che l’inclusione, se progettata bene, non sia un costo ma una leva strategico-competitiva».

La lunga esperienza della promotrice nel digitale e la continua evoluzione dell’intelligenza artificiale giocano un ruolo senza dubbio di primo piano in questo progetto, ma tutto ruota anche attorno ad una svolta metodologica, perno vero e cambio di passo utile in fondo anche alle aziende. Perché il risultato è qualcosa che crea valore aggiunto sul mercato. «Nello Spettro integra aspetti tech (digital, AI; ecc.) con un’Academy proprietaria modulare, strumenti operativi, kit ESG e una mappa georeferenziata che rende visibili le realtà aderenti. Le aziende acquisiscono competenze, migliorano servizi e spazi e possono tradurre l’impegno in evidenze utili per la rendicontazione e il posizionamento. Il valore aggiunto del progetto sta nella misurabilità: trasformiamo l’attenzione alla neurodivergenza in un asset reputazionale e strategico, coerente con le aspettative di stakeholder e mercato».
Se da un lato, dunque, si perfezionano nuovi livelli d’interazione, dall’altro il contesto italiano resta a guardare l’autismo principalmente in chiave clinica e assistenziale, spesso anche con pochi risultati – se quello della “scarsità dei servizi, dei prodotti e degli ambienti realmente accessibili” resta un dato – e tutto ciò stona sul pentagramma dello sviluppo verso nuove prospettive aperte da iniziative che guardino oltre. Quello che serve invece è un nuovo approccio.
«Nello Spettro introduce una prospettiva complementare e strategica: quella dell’accessibilità come leva di sviluppo economico e posizionamento competitivo. Non interveniamo sul piano terapeutico o sull’assistenza a persone e famiglie, ma sulla quotidianità e sul contesto di mercato. Rendere un ristorante, un centro
sportivo, una struttura ricettiva o un sistema di trasporto più prevedibili e leggibili per tutti significa intercettare una domanda reale oggi largamente insoddisfatta. La vera sfida non è tanto creare servizi “dedicati”, ma ripensare ambienti, prodotti e servizi inclusivi, che non escludano cioè una parte significativa della popolazione».
In breve, una progettazione inclusiva migliora la qualità dell’offerta (e le aziende hanno dunque un’opportunità da cogliere). «Le imprese ampliano la base clienti, rafforzano la reputazione, generano evidenze ESG concrete e si posizionano come early adopter in un ambito destinato a crescere». Non solo. «È un modello scalabile. La piattaforma può evolvere integrando strumenti digitali sempre più avanzati: assistenti conversazionali per orientare le famiglie, sistemi di raccolta dati anonimi per misurare l’impatto, integrazioni con servizi pubblici e privati, blockchain. In prospettiva, la tecnologia può rafforzare un ponte tra domanda e offerta, facilitando l’incontro tra persone nello spettro e servizi preparati ad accoglierli. L’obiettivo è costruire un ecosistema digitale che renda l’accessibilità non episodica, ma strutturale e monitorabile nel tempo». Un metodo replicabile, capace di andare oltre barriere linguistiche e segmenti differenti.
E superare persino le aspettative.




