Dalla formazione all’open innovation: il modello Elis mette in dialogo giovani talenti, imprese e start up per costruire nuove competenze e affrontare le sfide dell’innovazione
Intervista a Luciano De Propris, Direttore Open Innovation in Elis
Elis accompagna i giovani nel mondo del lavoro, valorizzando attitudini, talenti e interessi personali. L’ente progetta e realizza le proprie attività promuovendo un dialogo costante e strutturato tra scuole e imprese. L’obiettivo? Offrire agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado percorsi esperienziali concreti. E sono proprio questi percorsi a permettere non solo di conoscere le professioni, ma anche di viverle in prima persona, mediante esperienze dirette e originali occasioni di confronto con il mondo produttivo. Con Luciano De Propris, Direttore Open Innovation di Elis, poniamo l’attenzione sulle sfide future dell’innovazione italiana. 
Come guidate i giovani alla scoperta del mondo del lavoro?
«Il nostro modello sartoriale fa incontrare i progetti di chi studia con i bisogni delle oltre 130 aziende che fanno parte del Consorzio. Si tratta di un approccio concreto e fluido perché si adatta ai cambiamenti del mercato. Negli anni sono cambiate le modalità e gli approcci, ma non la visione ovvero quella di formare le persone, orientarle nella scoperta delle loro attitudini per la loro crescita personale e professionale. Questo approccio viene calato nei diversi verticali che ritroviamo nel mondo Elis, nello specifico nell’unità di Open Innovation ci occupiamo di rendere i progetti reali di co-innovazione un laboratorio di apprendimento per tutti manager, startupper e giovani talenti. In particolare, dedichiamo ai giovani un percorso dedicato chiamato Innovation Management Bootcamp: un percorso formativo intensivo che permette ai giovani di sperimentare l’innovazione collaborativa insieme alle grandi aziende, le startup e i professionisti del settore. Attraverso il learning by doing, i ragazzi hanno l’opportunità di apprendere competenze e conoscenze associate all’uso di strumenti pratici e metodologie per gestire processi di innovazione. Il Bootcamp è una porta di accesso al mondo del lavoro, facilitato da attività di accompagnamento e orientamento professionale».
Perché favorire l’innovazione come ecosistema?
«Il futuro dell’innovazione non è individuale, ma collettivo. Le sfide contemporanee sono caratterizzate da problemi complessi che le singole organizzazioni non possono risolvere. Un recente articolo della Standford Social Innovation Review parla proprio di questo, di come un approccio collettivo sia necessario per la risoluzione di sfide troppo grandi per il singolo attore. Gli ecosistemi collaborativi e le tecnologie abilitanti come l’AI in continuo sviluppo devono diventare sempre più centrali e promuovere modelli di innovazione collaborativa capace di generare cambiamenti duraturi e ad alto impatto. In Elis, nell’unità che dirigo, mettiamo in campo un modello di innovazione end-to-end che ha l’obiettivo di connettere quelli che mi piace definire changemakers (start up, imprese a impatto e giovani talenti) con le grandi aziende per trasformare sfide reali in progettualità concrete con l’obiettivo di scalare e generare impatto. Il modello coinvolge anche istituzioni e strumenti di finanza proprio per garantire continuità e scalabilità alle soluzioni sviluppate».
Centro Elis come promuove lo sviluppo sostenibile?
«Attraverso il modello “Innovation Together to Impact”, che integra tre dimensioni chiave – rischio, rendimento e impatto – in un approccio semplice e digitale. Questo modello consente di sviluppare sperimentazioni rapide ed efficaci, trasformandole in implementazioni concrete, misurate e tracciate anche all’interno della rendicontazione non finanziaria secondo gli attuali standard CSRD. Il modello integra educazione, innovazione e sviluppo territoriale.
L’azione si sviluppa su tre dimensioni principali: le persone, promuovendo orientamento, formazione e inserimento lavorativo, aiutando giovani e professionisti ad acquisire competenze richieste dal mercato; gli ecosistemi, facilitando la collaborazione tra imprese, istituzioni, scuole, università e centri di ricerca, sviluppando progetti di open innovation e trasformazione digitale, progettati per essere misurabili e scalabili; i territori, supportando la crescita di ecosistemi locali con particolare attenzione alle aree più fragili, contribuendo a contrastare la povertà educativa e favorire l’inclusione sociale».
Start-up e Scale Up. Quali sono le differenze principali?
«Una startup è un’organizzazione giovane, spesso ancora in cerca del proprio modello di business: il suo obiettivo principale è validare un’idea, trovare il proprio mercato di riferimento e dimostrare che la soluzione che propone genera valore reale. È una fase caratterizzata da alta incertezza, sperimentazione continua e risorse limitate. Una scale up è invece un’impresa che ha già superato quella fase: ha trovato il proprio product-market fit, ha un modello di business validato e si trova nella condizione di crescere in modo rapido e strutturato, espandendo team, mercati e impatto.
Non si tratta più di “capire se funziona”, ma di “farlo funzionare ovunque”. In Elis lavoriamo su entrambe le fasi, ma con approcci diversi».
Per approfondimenti
https://www.elis.org/




