Più che intelligenza, l’IA è massima efficienza: una rivoluzione che trasforma la filiera del turismo. Nel comparto incentive e degli eventi aziendali ridefinisce la gestione dei dati per rimettere al centro l’empatia e i dettagli
Sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto attuale e futuribile in qualsiasi campo dell’agire umano ne abbiamo lette e sentite di ogni genere. La cosa più irrazionale, a mio avviso, è il timore che si trasformi in HAL 9000, il famoso computer di 2001: Odissea nello spazio con cui Kubrick paventava una rivolta delle macchine contro l’uomo.
Anche se, a volte, il mio computer si ribella ai miei diktat – e io non capisco il perché –, cerco di non confondere la fantascienza con la realtà. L’immaginifico è importante, ma l’esperienza ci insegna che l’IA nulla ha di intelligente se non il nome che convenzionalmente le abbiamo dato. Non si tratta, in altri termini, di intelligenza, bensì di efficienza. Né più né meno che per qualsiasi invenzione in cinquemila anni di storia umana documentata.
Il progresso si basa su scoperte capaci di efficientare il preesistente. La luce elettrica è più efficiente delle candele. Le automobili lo sono più delle carrozze. Gli aerei più dei treni. E, come attesta un opinionista che leggo sempre con interesse, Josep Ejarque, presidente della società di consulenza FTourism, l’IA rende più efficienti le ricerche dei turisti – ed è da qui che desidero partire: dalle vacanze.
Ci sono due lati nel turismo, come in ogni mercato: la domanda e l’offerta. L’offerta è rappresentata da operatori e destinazioni, la domanda dai turisti. Iniziamo da questi ultimi.

Quando una persona inizia a pensare a una vacanza, parte da un flusso ininterrotto di stimoli social. Fino a pochi anni fa andava su internet e il risultato era una lista di link su cui poi si basava la decisione. Oggi, no. Oggi va su ChatGPT, Gemini, Copilot o simili; e la risposta generata è già costruita, diretta, sintetica e filtrata.
Corollario: la tecnologia incide sul modo in cui il turismo viene progettato e governato. Il report di Repower Innovazione & turismo – Scenari e opportunità nell’era del digitale lo dice chiaramente: nel turismo contemporaneo, l’intelligenza artificiale e i sistemi digitali non agiscono solo sull’efficienza operativa, ma influenzano i processi decisionali, l’organizzazione dei servizi e le modalità di relazione con i visitatori.
Dati e algoritmi attraversano connessioni fisiche, digitali e sociali, contribuendo a modellarne l’equilibrio; il loro impatto dipende dalla capacità di integrarli in una visione territoriale coerente. In assenza di indirizzi strategici condivisi, l’adozione dell’IA rischia di rafforzare dinamiche di concentrazione, dipendenza dalle piattaforme e perdita di controllo da parte dei territori. La gestione dei dati turistici, lo sviluppo di competenze adeguate e una cultura digitale diffusa sono elementi essenziali affinché l’innovazione tecnologica contribuisca a modelli di turismo più equi, inclusivi e sostenibili.
Le soluzioni tecnologiche possono supportare gli operatori e migliorare i servizi, ma non sostituiscono la dimensione umana dell’ospitalità; il valore emerge quando la tecnologia rafforza, anziché indebolire, la qualità delle relazioni. In cabina di regia, insomma, saremo sempre e soltanto noi, non HAL 9000.
E a proposito di noi, cioè del mio comparto, quello del turismo incentive: cosa sta accadendo?
Sostituiamo al termine “turista” la parola “azienda”. Le ricerche preventive devono farle le imprese. A nome di gruppi interni che devono motivare, gratificare, esplodere nella loro produttività.
Prima considerazione: l’IA può profilare i dipendenti meglio di qualsiasi fonte umana, ottimizzando i budget in tempo reale. Non solo: l’IA predittiva e l’analisi dei dati consentono di comprendere i gusti, gli interessi e le abitudini dei dipendenti, su progetti che noi incentive house studiamo e offriamo alle aziende come pattern.
Agenzie di eventi come la mia, al pari dei travel manager aziendali, sono supportate dall’IA nella gestione dinamica dei flussi (ottimizzazione degli spostamenti, dei check-in e degli accessi alle attrazioni). I partecipanti sono poi forniti di chatbot che rispondono 24/7 a dubbi importanti (cambi di programma, richieste speciali, ecc.) per evadere i quali, un tempo, erano richieste costosissime disponibilità anche notturne che, spesso, restavano chimera.
Infine, l’IA gestisce imparzialmente l’analisi del sentiment, che produciamo noi e costituisce fattore essenziale in esperienze mirate esclusivamente a motivare. Raccoglie in automatico i feedback durante e dopo i viaggi per permetterci di trarre le somme e valutare la soddisfazione e il coinvolgimento del team, aiutandoci inoltre ad acquistare servizi di viaggio e soggiorno nel momento più conveniente.
Grazie all’IA, dunque, noi organizzatori possiamo delegare il superfluo e concentrarci sulle emozioni, sull’empatia, sulla cura – umanissima – dei dettagli che creano un’esperienza di viaggio al suo top e consolidano un forte spirito di squadra. Perché questa, non altra, è la nostra specialità.




