Events In & Out, il valore degli eventi nell’economia delle relazioni

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Dalla centralità del networking internazionale al rinnovato valore degli incontri in presenza, fino al ruolo crescente dell’Italia nel mercato MICE: trasformazioni, sfide e prospettive di un settore in continua evoluzione. L’intervista ad Annamaria Ruffini, tra le figure di riferimento dell’industria globale degli incentive

Intervista ad Annamaria Ruffini Presidente Events In & Out

Annamaria Ruffini

Nel settore degli eventi e dei viaggi incentive, dove creatività, strategia e relazioni internazionali si intrecciano, Annamaria Ruffini è da anni una delle figure più riconosciute a livello globale. Presidente dal 2003 di Events In & Out, una delle prime e più premiate società di organizzazione di eventi in Italia, Ruffini ha costruito una carriera che unisce imprenditorialità, visione internazionale e impegno nello sviluppo dell’industria MICE: nel 2018 è stata eletta presidente di SITE Society for Incentive Travel Excellence ed è oggi membro permanente del Board mondiale.

Annamaria Ruffini, quanto conta oggi il networking globale per innovare nel settore degli eventi?

«È fondamentale, oggi più che mai. Sul nostro lavoro traiamo ispirazione dagli input che riceviamo da ogni parte del mondo. Durante l’ultima conferenza globale di SITE, 500 professionisti del settore si sono incontrati per scambiarsi idee, pensieri e prospettive per il futuro. Aggiungo che ogni anno l’associazione, in sinergia con Oxford Economics, studia i trend del comparto a livello mondiale, e questi dati ciascuno di noi poi li reinterpreta e li declina nelle singole realtà in cui opera. Il mondo globalizzato ha tanti lati negativi, lo stiamo vedendo purtroppo e non da ieri, ma fra questi la chiusura del professionista nel proprio orticello non c’è. Per fortuna».

È stata inserita tra le 25 persone più influenti al mondo nell’Incentive Industry e tra le 100 nella Meeting Industry. Cosa significa oggi “essere influenti” in un settore che cambia così rapidamente?

«Credo di esserlo in minima parte ancora oggi, perché per indole e specializzazione mi sono ritrovata a essere per decenni una contributrice allo sviluppo del settore. Quando trascorri una vita con questo ruolo non lo perdi mai del tutto. Insieme ai miei colleghi di SITE ho via via messo la lente d’ingrandimento su alcune destinazioni rendendole interessanti a livello internazionale, facendone centri di formazione e agevolandone i collegamenti con importanti hub, il che le ha rese molto attrattive per l’incentivazione Per esempio, successe col Rwanda, che durante la mia presidenza volli sede della riunione annuale dell’Executive Summit di SITE, e che oggi è considerata una delle mete principali per il MICE. O con la Slovenia, della quale seguii lo sviluppo nel mondo incentive».

Quale sarà il ruolo dell’esperienza fisica in un mondo sempre più digitale e ibrido?

«Basilare. Stiamo ritornando all’esperienza fisica perché in un mondo di fake news e di IA che manipola la realtà al punto da farci dubitare se quello che vediamo è reale o meno, la presenza ci pone al riparo da diversi rischi proprio perché non può alterare la realtà. Per cui è tornato essenziale essere presenti. Partecipare in presenza dà molto più valore ed emozione rispetto a qualsiasi call o incontro virtuale. Ovvio che costa di più, però il business lo si fa scegliendo di investire, per cui limitiamo pure i numeri ma innalziamo il livello qualitativo».

L’Italia può essere laboratorio di innovazione nel settore MICE e incentive?

«Sì, lo è stata e può tornare ad esserlo, deve però essere più coraggiosa, più aperta e proattiva, deve rafforzare i suoi scambi mondiali: non basta essere il Bel Paese, dobbiamo anche proteggerci. Le grandi multinazionali dell’outgoing “vendono” l’Italia, nel senso che comprano enormi stock di biglietti dei musei e dei tour per poi rivenderli, incassare quasi tutto il profitto e lasciare le briciole ai nostri territori. Esempio altisonante: i biglietti del Colosseo non si trovano, fateci caso, se li vuoi devi pagarli sulle piattaforme Internet, dove costano molto di più, ma del resto sul web non siamo forti.

Ci manca il supporto tecnologico, ci mancano gli aiuti, dobbiamo essere supportati dai governi: di questo abbiamo bisogno per essere all’altezza come tecnologia e innovazione».

È stata premiata con il Green Tourism National Award per il suo manuale Eco Eventi (Lupetti, 2009). Quando ha capito che la sostenibilità non era solo un tema etico ma una leva competitiva?

«Usare il verbo “ho capito” è improprio, nel senso che quando pubblicai il libro ero già in ritardo di vent’anni rispetto alla mia concezione. Per me il green è leva non competitiva ma etica, faceva parte della mia natura da ben prima che avesse risonanza mondiale. Il turismo è ovviamente consumo di risorse e movimento, inquinamento, dunque è l’elemento più inquinante del mondo. Fa però parte dell’indole delle persone, che prima facevano i grandi viaggi, i cosiddetti “grand tour”, e oggi si lanciano nell’overtourism. Questo sprone fisiologico a conoscere il mondo non può essere fermato, e va ossequiato nel miglior modo possibile. Costa ma i benefici sono molto superiori.

Anche andare a scuola è inquinante, del resto, ma ciò che se ne ottiene in cambio come singoli e come società è immensamente più importante».

Ha ricevuto al Senato il premio Women Who Won – Femminile e Vincente. Quali ostacoli ha dovuto superare come imprenditrice in un settore internazionale?

«Molti. Si dice che il nostro settore sia femminile, ed è vero perché il numero di addette è nettamente superiore, però si dà sempre più credito a un uomo perché lo si reputa più pragmatico, con più visione e meno blocchi. Fossi stata un uomo forse in Italia avrei fatto una carriera molto più agevole.

Già da amministratrice delegata, in passato, di primo acchito venivo considerata la segretaria del mio assistente. La gente si rivolgeva a lui, non a me. Ho dovuto sempre sottolineare il mio ruolo e la mia posizione. Questo non solo in Italia, in tutto il mondo. A parte pochi paesi nordici europei, la strada sotto questo profilo è ancora lunga».

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Immagine di Simona Savoldi
Simona Savoldi
Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte dal 2008, collabora con Italia Economy occupandosi di innovazione e impresa. Dopo esperienze in redazioni di quotidiani, televisioni e magazine, affianca all’attività giornalistica quella di ufficio stampa, con particolare attenzione a startup, cultura e realtà emergenti.

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